START UP INNOVATIVE

Il sindacato dell’autorità giudiziaria in sede fallimentare sull’effettivo e concreto possesso dei requisiti per la qualifica di start-up innovativa.

In tema di start up innovative, la sentenza della Corte di Cassazione n. 21152 pubblicata il 04.07.2022, stabilisce che l’iscrizione di una società quale start-up innovativa nella sezione speciale del Registro delle imprese, in base all’autocertificazione del legale rappresentante circa il possesso dei requisiti formali e sostanziali, ed alla successiva attestazione del loro mantenimento, non preclude la verifica giudiziale dei requisiti medesimi in sede prefallimentare, in quanto la suddetta iscrizione costituisce presupposto necessario ma non sufficiente per la non assoggettabilità a fallimento, a norma dell’art. 31, d.l. cit., essendo necessario anche l’effettivo e concreto possesso dei requisiti di legge per l’attribuzione della qualifica di start-up innovativa.

La sentenza sottolinea la ratio di effettività e concretezza perseguita dal legislatore: i requisiti previsti perché una società possa essere qualifica di start-up innovativa (dettati dall’art. 25 comma 2 del d.l. 179/2012 convertito dalla l. n. 221 del 2012) testimoniano l’intento legislativo di incentivare le start-up che siano effettivamente munite di capacità innovativa e non lo siano solo dal punto di vista formale. Tale finalità, a parere della Corte, giustifica un’interpretazione non semplicemente formale delle norme in punto di iscrizione nell’apposita sezione del Registro delle imprese.

Infatti, la start-up innovativa che possiede i requisiti richiesti a norma di legge deve poi essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese (ex art. 2188 c.c.) depositando un’autocerticazione circa la sussistenza dei requisiti. La società, quindi, è automaticamente iscritta alla sezione speciale del Registro; successivamente, per mantenere l’iscrizione deve attestare il mantenimento dei requisiti tramite il deposito di una dichiarazione periodica. La legge prevede inoltre che il Ministero dello sviluppo economico possa avvalersi della Guardia di finanza per vigilare sul rispetto della disciplina in parola.

La sentenza dà quindi conto dell’esistenza di due orientamenti giurisprudenziali: secondo un primo orientamento, che valorizza il dato formale, si deve fare unicamente riferimento all’iscrizione al Registro delle imprese per la fruizione dei benefici di legge; diversamente, secondo un secondo orientamento seguito da altre corti di merito e oggi prevalente, la condizione dell’iscrizione al Registro è necessaria ma non sufficiente all’applicazione della disciplina agevolata. A parere di questo ultimo orientamento, accolto dalla Cassazione in parola, il giudice deve sempre verificare il concreto possesso dei requisiti prescritti, a prescindere dall’autocertificazione. In particolare, andrebbero raccolti dati “che testimonino, in concreto, l’esistenza di un’attività d’impresa effettivamente rivolta a creazione, sviluppo e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi o ad alto contenuto tecnologico-scientifico.”

Peraltro, secondo la Corte, l’autocertificazione resa dalla start-up in merito sussistenza dei requisiti di legge non può essere accompagnata da una “presunzione di veridicità” basata sul solo rilievo che ne consegue una responsabilità penale. Lo stesso per l’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese, che comporta effetti di semplice pubblicità notizia e non di natura costitutiva, in quanto non previsto diversamente dalla legge.

Inoltre, ex art. 2189 c.c., ai fini dell’iscrizione nel Registro delle imprese, il Conservatore deve accertare l’autenticità della sottoscrizione e il concorso delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione, con la possibilità per l’interessato di ricorrere al Giudice del registro in caso di diniego. Tale controllo, secondo l’orientamento prevalente in giurisprudenza, è del tutto formali in quanto “limitato alla verifica della corrispondenza tipologica dell’atto da iscrivere a quello previsto dalla legge, senza alcuna possibilità di accertamento in ordine alla sua validità, controllo invece riservato alla sede giurisdizionale contenziosa.”

Secondo la Cassazione, dunque, tali principi sono applicabili anche al controllo operato per l’iscrizione nel Registro delle start-up innovative: il Conservatore non è autorizzato ad entrare nel merito delle dichiarazioni presentate ma deve solamente verificare il rispetto delle formalità. La legge non attribuisce all’Ufficio del registro alcuna competenza in materia di controlli ispettivi sostanziali per la verifica dell’effettivo carattere “innovativo altamente tecnologico” dei prodotti o servizi della start-up.

La Corte aggiunge, inoltre, che non può operare alcuna presunzione di veridicità neppure in considerazione del potere di vigilanza attribuito al Ministero dello sviluppo economico con facoltà di avvalersi della Guardia di finanza: i controlli a campione, viceversa, confermano l’inesistenza della presunzione.

Conclude, infatti, “diversamente opinando, la fattispecie della start-up innovativa assurgerebbe ad un unicum di assoluta impermeabilità dell’operato amministrativo al controllo giudiziario, nonostante vengano in rilievo diritti di terzi e interessi generali dell’ordinamento da tutelare.”

Per tali ragioni, dunque, la Cassazione stabilisce che l’autorità giudiziaria ha sindacato di merito sul rispetto requisiti formali e sostanziali di cui all’art. 25 del d.l. n. 179 del 2012, convertito dalla l. n. 221 del 2012.